Maggio 19, 2020

SafePoint: proteggersi non è più una scelta

PC aziendali nuovi e aggiornati, vecchi dispositivi ancora funzionanti e device personali usati a scopo lavorativo.

Gli endpoint che sono stati utilizzati durante il lockdown per organizzare il team in smart working sono tanti e di varia natura: una situazione frutto di una riorganizzazione urgente, attuata con lo scopo primario di garantire in tempi brevi l’operatività a distanza.

Superata la prima fase, in cui le aziende hanno garantito continuità operativa gestendo lo spostamento del lavoro dall’ufficio a casa, è corretto riprendere in mano un tema fondamentale: la sicurezza.

Lo smart working può portare all’utilizzo di device non conformi alle politiche aziendali di protezione informatica. Per questo diventa fondamentale attenersi ad un chiaro ed efficace protocollo di sicurezza, accertarsi di aver messo in sicurezza i dati aziendali e verificare puntualmente gli accessi da remoto.

Alcuni consigli?

  • Aggiornare i software di tutti i dispositivi con accesso ai dati aziendali, per evitare vulnerabilità
  • Stabilire policy sull’utilizzo di software e piattaforme per meglio monitorare la sicurezza
  • Collegarsi alla rete aziendale in modo sicuro, tramite VPN 

Questi sono i primi accorgimenti, quelli più urgenti, che costituiscono la base da cui partire per uno smart working sicuro.

È però necessario integrarli con soluzioni strutturate, come quelle appositamente pensate dalla soluzione Cisco Secure Remote Worker, per garantire il più alto livello di sicurezza per il lavoro da remoto.

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mercoledì 27 maggio | ore 15:00

e scopri con Marco Zanovello e Alessandro Amadori come lavorare da casa tutelando dati ed operatività.

 

Ci sono due tipi di aziende: quelle che sono state hackerate e quelle che non sanno ancora di essere state attaccate.

John Chambers | ex CEO di Cisco